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Finalmente mi sono laureato. E adesso?

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Quando mi sono laureata, non pensavo che il mondo sarebbe cambiato così tanto, in così poco tempo

E non sono l’unica. Ma credo che pochi pensino a quanto e come questo cambiamento sia avvenuto e ci abbia resi diversi in qualsiasi cosa che facciamo. Durante la tesi, avevo scoperto un tool che scansionava le pagine dei libri, con la possibilità di inserirle direttamente su Word e mi sentivo una VIP. Ovviamente oggi l’intuizione fa abbastanza ridere. Fa ridere perché il cambiamento e la tecnologia che abbiamo a disposizione oggi, ci ha permesso di fare cose che dieci anni fa sembravano fantascienza.

Ciò è ovviamente fantastico. Ma ci rende anche più insicuri. Il cambiamento ci fa paura anche se non lo ammettiamo. Eppure, non ci siamo ancora abituati?
Lcompetenze-scuola.università-del-futuro@alessiacamerae aziende chiudono ma tante persone che conosco sono ancora convinte che il contratto a tempo indeterminato sia la cosa più importante e bella che ci possa succedere.
Come tanti studenti sono convinti che una laurea ed un 110 e lode siano il requisito essenziale per trovare un lavoro in linea con le proprie aspettative.
Eppure, entro il 2020, il World Economic Forum stima che 5 milioni di posti di lavoro saranno persi con l’avvento dell’intelligenza artificiale, dei robot e delle nanotecnologie.
La notizia positiva è che altri 2 milioni di posti di lavoro saranno creati come conseguenza di queste nuove tecnologie.

Non focalizziamoci sul curriculum, ma sulle competenze. Saranno le nostre competenze a salvarci. 

Se sei ancora uno studente universitario, sei fortunato. Buttati!
Caro studente, come prepararsi ad un futuro lavorativo ancora più incerto di quello che stiamo vivendo oggi?
Vorrei raccontarvi una storia. Quando qualche settimana fa ho fatto mentorship alle startup del Wellness e Fashion/Retail accelerator ad H-Farm, ho avuto modo di testare alcuni progetti Alfa e condividerli sui social. Tra i tanti, mi ha risposto mio cugino che sta studiando robotica al Politecnico di Milano (se tornassi indietro, studierei anche io informatica all’università, ma se mia nonna avesse le ruote..). Parlo spesso con lui e mi accorgo come la troppa focalizzazione sui concetti e sull’acquisizione di competenze tecniche sia fuorviante. Per non parlare dei voti dell’esame o di quello di laurea. A cosa serve un 30 costante se poi non hai la più pallida idea della modalità di applicazione di quello che stai studiando nella vita reale?

Quando sei all’università vivi in un mondo anni luce distante da quello reale, così tanto che quando il treno arriva in stazione e tu sei obbligato a scendere, ci metti un sacco di tempo a trovare l’uscita giusta, rischiando di perderti mille volte o di passare troppo tempo a chiedere informazioni a chi molto probabilmente non ne sa più di te. studenti-università-quote-futuro-incerto@alessiacamera Allora, prima di arrivare al capolinea dovremmo essere sicuri di fare il percorso giusto, fermandoci a stazioni intermedie, collaborando con progetti e persone che ci aiutino a capire come le nostre competenze tecniche si applicano in un mondo che sta cambiando alla velocità della luce.
Non abbiate paura di buttarvi, proporvi per stage part-time non pagati oppure side project.
Seguite le persone giuste, interagite con chi condivide il vostro modo di pensare ed agire e buttatevi!
Anche se vi sembra poco costruttivo, ogni esperienza vi porterà dei benefici ed imparerete sicuramente qualcosa, perché la maggior parte di quello che sappiamo lo impariamo nel posto di lavoro, il “learning-by-doing is the new black.” Se non ne siete convinti leggete questo articolo, dove si spiega come l’automazione di alcuni lavori porta alla creazione di molti altri, dove però sono necessarie specifiche skills e competenze. E se non sappiamo nemmeno quali questi possano essere, a cosa serve un 30 in un esame definito da un ordinamento scolastico almeno 20-30 anni fa?

Sei convinto di avere un unico lavoro che ti renderà felice per tutto il resto della tua vita?

Siete laureati da un po’ e felici e comodi sul vostro contratto a tempo indeterminato? Io se fossi in voi sarei ancora più preoccupato. Ma non perché state pagando dei contributi che non vedrete mai tramutati in pensione oppure perché siete convinti che la vostra azienda non fallirà mai.
Io sarei preoccupata per un modo di pensare che si basa ancora sul cv, sulle agenzie del lavoro, sull’orario 9-5.
Basta leggere questo articolo, pubblicato su TechCrunch qualche mese fa, per rendersi conto quanto il curriculum sia solo la punta dell’iceberg e che quello che dovremmo fare, per sopravvivere in un futuro che diventa sempre più tecnologico, è di avere un approccio di crescita dinamica, che si basa su esperienze, performance, curiosità, con un curriculum che combina la nostra personalità e non solo gli studi e le esperienze lavorative. Le nostre soft skills, ossia le competenze trasversali sono strumenti essenziali, anche se ancora considerati secondari rispetto alle hard skills, le competenze tecniche da molte aziende.
reasons-we-are-rad-never-stop-learningEppure, secondo lo studio Future Work Skills 2020, saranno 10 le skills necessarie per avere successo nel mondo del lavoro del futuro e far fronte ai cambiamenti che avverranno: sense making, la capacità di dare senso e significato a situazioni complesse ed ambigue; social intelligence, la capacità di essere connessi agli altri, creando reazioni ed interazioni; adaptive thinking, la capacità di pensare a soluzioni ad hoc e che si adattano a nuove circostanze rispetto alla routine; competenze cross-culturali, l’abilità di operare in situazioni multi culturali; pensiero computazionale, la capacità di trasformare set di dati in concetti astratti e capire i dati; conoscenza dei nuovi media ai fini dello sviluppo di contenuti di comunicazione; multidisciplinarietà, la capacità di capire concetti in discipline diverse; design mindset, la necessità di capire e riconoscere il modo di affrontare i diversi task ed aggiustare lo spazio di lavoro per renderlo stimolante al raggiungimento degli obiettivi; cognitive load management, la capacità di filtrare le informazioni in base all’importanza, sia in fase ricevente che emittente; virtual collaboration, la capacità di collaborare in team virtuali.

Quello che dovremo veramente imparare è di non smettere mai di studiare, ma non necessariamente per avere un lavoro. Per noi.

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