Da cosa e come è influenzato il nostro comportamento su Facebook?

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Quando per la prima volta, nel 2008 mi sono affacciata al mondo di Facebook, credevo veramente che la tecnologia potesse migliorarci, e così come noi, anche il mondo attorno.
Più informati, più connessi e più vicini, si sarebbero create molte più possibilità di condivisione e contatto.
Come dice Tim Rayner in questo articolo: “The gift shift: what’s social about social media”  i social media sono stati creati come idea di uno spazio virtuale dove incontrare altre persone e svolgere online le stesse attività che svolgiamo offline, ma dal momento che sono online, ci dovrebbe essere un minore coinvolgimento ed un minore aspetto celebrativo rispetto alla nostra vita reale.
Secondo Tim i social media dovrebbero basarsi sulla cultura del dono, della condivisione di idee con persone che la pensano come noi, dal momento che tutti insieme stiamo lavorando alla creazione di un “digital commons”. E sarebbe fantastico se tutti la pensassero così e condividessero notizie con lo scopo di crearlo ed aiutare veramente qualcun altro. Come tanti hanno fatto per aiutare Giorgia nel suo momento di difficoltà, ad esempio.
Ma perchè dobbiamo diventare sensibili solo in situazioni drammatiche, in cui ci riconosciamo direettamente e non fare la nostra parte ogni giorno perchè questi canali online non siano solamente un luogo dove vince chi urla di più, chi punta il dito contro qualcuno e chi pensa di saperne più degli altri?
Basta scrollare la vostra bacheca per vedere quello che sta succedendo da un po’: condivisione di link perchè “possono essere utili” senza controllare la fonte, immagini condivise per partecipare a contest che regalano auto o iPhone, condivisione di notizie semi-vere usandole come “scusa” per poter affermare una propria idea basandola appunto sul link semi-vero, esprimendola con aggressività e senza accettare altri punti di vista. Non vorrei mettere in discussione l’intelligenza di nessuno, ma a volte sembra veramente serva un corso di educazione, come per prendere la patente.
E mi porrei un’altra domanda: sono comportamenti e frasi che condividereste in situazioni sociali reali, come quando vi incontrare al bar oppure ad una festa?
Secondo me, no. Quando parli con qualcuno stai ben attento a quello che dici perchè non vuoi rischiare di fare brutta figura. Online nessuno si preoccupa di tutto ciò, perchè “siamo online, siamo su Facebook, non avevi capito fosse uno scherzo? Non vorrai che sia serio qui”.
Ci sono persone che usano i social per farsi vedere, per voler dimostrare che sanno/fanno/sono qualcosa di importante grazie alla costruzione di contenuti ad-hoc ed atteggiamenti aggressivi, solo per far vedere che la loro opinione è supportata e rispettata, per esprimere unicità ed uno stile di vita esclusivo.
E’ una novità? No, nella vita reale l’apparenza e l’atteggiamento aiutano a dimostrare questo tipo di personalità, il fatto è che la possibilità di interagire con un pubblico ampio è molto minore e offline ci sono delle conseguenze che online riesci quasi sempre a schivare.
Inoltre, Facebook utilizza meccanismi che fanno in modo che vengano condivise solo le notizie ed i contenuti più cliccati, più condivisi e quindi potenzialmente più generalisti e meno di qualità.
A questo punto potrei già concludere dicendo che non è tutta colpa nostra. Ma andiamo con ordine.

Come è influenzato il nostro comportamento su Facebook?
Facebook utilizza meccanismi che fanno in modo che vengano condivise solo le notizie ed i contenuti più cliccati, più condivisi e quindi potenzialmente più generalisti e meno di qualità.

L’accellerazione della creazione di contenuti ed il calo della nostra attenzione
Oggi nel mondo si creano un sacco di contenuti, senza volere essere precisini con gigabyte, terabyte o altro, credo che questa infografica di Smart Insight renda bene l’idea:

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La nostra attenzione, tuttavia, non riesce a far fronte a questa massa enorme di informazioni, e la nostra curva di attenzione non regge più di 9 secondi. Ecco, quindi, che abbiamo bisogno di filtrare le informazioni ed i contenuti, con strumenti che ci aiutino a trovarli e metodi di scrittura che stimolino la psicologia intrinseca per farci cliccare.
Ecco quindi che la suspence, l’utilità, il desiderio di possedere cose, il ricordo, l’emozione, l’ambizione, l’emulazione sociale diventano i motivi principali che ci spingono a condividere i contenuti. E la correttezza delle fonti e delle informazione passano in secondo piano, anzi forse nemmeno ci interessano. Perchè lo scopo della condivisione non è più condividere l’informazione in sè. Ma creare una emozione, un feeling in chi ci legge. 

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L’algoritmo di Facebook
Quando la sezione Notizie è stata lanciata è stata considerata “La sfida tecnologica più grande mai affrontata da Facebook(come si legge nel libro: “Facebook. La storia: Mark Zuckerberg e la sfida di una nuova generazione). Eppure, oggi, l’algoritmo ha i suoi pro ed i suoi contro.
Se analizziamo i benefici, ci aiuta a capire quali sono i contenuti che veramente ci interessano, diventando una piattaforma di content curation che impara dal nostro comportamento sulla piattaforma, facendoci vedere contenuti sponsorizzati, video e profili degli amici con cui interagiamo più spesso. In un mondo che va ai 200 km/h può anche farci piacere e farci risparmiare tempo.
Ma da un altro punto di vista, il time feed premia tutti quei contenuti con il più alto numero di reazioni e condivisioni, senza ovviamente analizzare se quei contenuti siano di qualità o veritieri. Quindi, una parola o una frase, secondo un’analisi oggettiva del contenuto, possono fare la differenza per il messaggio che si vuole condividere ma Facebook lo conterà comunque come una condivisione, quindi un contenuto apprezzato (sarei molto curiosa di sapere come viene registrato in caso di reazione triste, telefono un attimo a Mark..).
Siamo noi con il nostro comportamento che influenziamo l’algoritmo, quindi siamo sempre noi a definire i contenuti condivisi. L’algoritmo può sicuramente privilegiare alcuni tipi di contenuti come le immagini o i video dei profili dei nostri amici e ci spinge a guardare questi tipi di contenuti, invitandoci a partecipare ad un mondo pre-fabbricato e deciso sulla base di obiettivi sconosciuti.
Ad esempio sono fermamente convinta che il fatto che Facebook dia più spazio ai contenuti video ed abbia aggiunto le foto a 360° sia per iniziare il “percorso di educazione” verso l’utilizzo del visore Ocolus Rift, che arriverà in Europa dal 20 settembre.  Il passaggio foto-contenuti-visore sarebbe infatti stato troppo repentino per tutti, non solo per i cosiddetti utenti pionieri. (se volete saperne di più di come i diversi soggetti reagiscono all’innovazione, andate a vedervi la ricerca di Roger sulla diffusione dell’innovazione. Potete anche capire a quale segmento appartenete cliccando qui). Forse mi sto spingendo troppo in là, torno in tema.
Quindi, ricordiamoci, che l’algoritmo è sì di Facebook ma anche influenzato da noi, quindi ricordiamocene quando condividiamo certi contenuti.

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La psicologia dell’imitazione (o social proof)
Immaginate di essere in vacanza in una città che non conoscete, con un amico. Uscite dall’hotel alla ricerca di un posto dove andare a cena, il concierge è occupato e non avete voglia di perdere tempo e fare una ricerca su internet. Fate tre passi ed arrivate in una strada piena di ristoranti, un thai, un tapas bar, un italiano. Non volete andare per forza all’italiano per essere sicuri di mangiare decentemente. Quindi come scegliete? Se siete come me e come la maggior parte delle persone seguite la regola del: vediamo qual è quello più pieno. Se c’è tanta gente che sta mangiando, sarà per forza buono. Se è vuoto, meglio continuare a camminare. E questo è solo un esempio di un atteggiamento comune, che ci porta ad imitare gli altri.
E’ il modo più semplice e veloce per superare la nostra incertezza. Se la maggioranza si comporta in un certo modo, è sicuramente quello giusto, poichè assumiamo che abbiano delle informazioni che noi non abbiamo. Questo comportamento si chiama social proof.
Quante volte avete condiviso un file perchè avevte visto che aveva già raggiunto un alto numero di condivisioni e non volevate rischiare di essere giudicati male dai vostri amici/parenti/ecc?
Immagino, tante. Ma avete mai controllato che quella immagine o link fossero veritieri?
Ad esempio, questo tentativo banale di disinformare.

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Spero di avervi dato qualche spunto di riflessione.
Fate i bravi sui social, soprattutto Facebook, che è il canale più generalista e frequentato.
Divertitevi in queste ultimi giorni di vacanza e non dimenticatevi di pensare!
Io adoro agosto perchè lo uso per studiare.😀

 

Digital-only banks, currency exchange made easy: the Fintech revolution

If you like travelling like me, you know that it’s painful being abroad and using your card with a lot of non-sense commissions to pay when you want to use your bank card. And you have to pay those bank commissions, simply because you’re using your card abroad, in shops or because you need to withdraw local currency.
Is it fair?

You’re giving your money to banks for free, without earning any interest (you’re lucky if you’ve not to pay to get some additional services). And, if you need that money while you’re on holiday abroad, you have to pay for it. Maybe 30-40 years ago not everyone was interested in using the card abroad, as only a few of us could go abroad on holiday, but now it’s what everyone is doing. Meaning that those banks are earning a lot of money just because of new people’s behaviours and none is really thinking different, segmenting the audience and understanding their needs.
That’s how a big bunch of startups is offering new services in an industry commonly known as Fintech, disrupting the traditional way banks are operating and getting a lot of interest and funds: in the UK more than $5.5 billion (£3.8bn) of investments were made in the fintech industry between July 2015 and January 2016.

In the brand new world of fintech startups working to satisfy specific needs, providing effective and efficient services for a niche of people a few of them are very very interesting. And I’m glad to share the ones I think are implementing a very good service.
I’ve already talked about Transferwise, allowing people to transfer money between different countries paying just a little fee compared to what you pay to banks (I talked about it in my last year’s startup roundup). The technology is based on a peer-to-peer system, so if someone wants to convert their pounds to euros, TransferWise’s technology finds someone who wants to transfer money in the opposite direction (euros into pounds)

A brand new part of fintech startups is represented by digital-only banks, which are going to start operating this year, such as Mondo, Tandem, Starling and Atom. But what does digital-only banks mean?
If high street banks have been using digital technologies to help transform various areas of their business, those new banks have decided to go all digital instead, in order to offer a fully integrated mobile experience in which customers use their smartphones or tablets to do everything from opening a new account and making payments to resolving credit-card billing disputes, all without ever setting foot in a physical branch. Without losing time, having to fill out lots of papers or having to pay hidden fees.
Do you think it’s just a cool idea and high street banks will never disappear? Well, according to this McKinsey report, “in the United Kingdom and Western Europe, there is a potential for 40% or more of new deposits to come from digital sales by 2018
And in terms of digital evolution, we’re ready, as you can see from the graph here below.
And you should read this report by the Deutsche Bank, if you’re keen to understand whether we’re ready or not.

The digital revolution in the financial sector - fintech startups

But let’s come back to startups providing specific services in a cheaper and more efficient way.
I personally love Revolut allowing you to use your money abroad without incurring in fees.
I love travelling and I don’t really like paying fees just because I’m using my card to withdraw money abroad or because I’m using it to pay in shops. Revolut, working like a digital wallet, allows you to transfer money from your account to your Revolut account through the app and then use it thanks to a physical MasterCard. Once abroad, you can use the card to make your purchases or withdraw money without incurring in any fees. Isn’t it amazing?
The next one I want to try is Nutmeg an online wealth manager helping you to invest money without having to go to a physical bank. When you register you tell the platform how much you want to invest and the risk you want to take before being presented with a portfolio, chosen by the Nutmeg team. No algorithm. Same concept as the Italian MoneyFarm, I should definitely try both.

Then, there are fintech startups helping SMEs to get money with less hassle, faster and cheaper, but they’re a lot. Better if for today I stop there.
Enjoy your August peeeeps!

Web Marketing Festival 2016: il punto di vista di uno speaker

Quest’anno ho avuto la fortuna di essere parte degli speaker del Web Marketing Festival, un festival molto interessante sul web marketing in Italia a Rimini, ed il mio primo da speaker di Growth Hacking in Italia di dimensioni così grandi: circa 4000 visitatori in totale.
Devo dirvelo: tanta emozione, tanta soddisfazione ed un bel pubblico.
Un’esperienza che permette di capire in un paio di giorni quali siano gli aspetti più critici di chi si occupa di marketing online in Italia e che ovviamente non dà l’idea solo della domanda ma anche dell’offerta.
Vista la piccola polemica che si è creata subito dopo il festival (marchetta sì, no, speaker senza alcun rimorso spese giusto, no) mi piacerebbe farvi riflettere su alcuni aspetti.

Il Festival 

Un bel festival, bella location e con un sacco di cose da fare e speech interessanti. L’organizzazione può essere sicuramente migliorata e non lo dico da semplice fruitrice, ma anche da organizzatrice di eventi come Secret Sauce ma ovviamente il mio feedback è positivo.
Era, infatti, un peccato che alcune stanze fossero off-limits per motivi di spazio. Ma non solo per il pubblico, anche per noi speaker. Mi sono trovata stipata sul palco, senza un microfono senza fili e il telecomando per le slide che mi avrebbe permesso di coinvolgere direttamente l’audience, passeggiando nella stanza e facendo domande dirette. Non mi piacciono i palchi, ma non ho visto altre soluzioni in quei pochi minuti che mi separavano dall’inizio del mio speech, a parte prendere confidenza con un mini-palchetto dove mi si vedeva appena. Ed, ovviamente l’emozione ha fatto da padrona, anche perché ero molto preoccupata per il mio italiano😛web-marketing-festival-2016
Nella stessa stanza non ero potuta entrare all’inizio della prima talk per provare appunto microfono, non sapevo nemmeno come si chiamava la moderatrice che non aveva fatto nulla per aiutarmi o per capire le mie perplessità (come invece mi succede quando mi trovo dall’altra parte).
Ho potuto notare poi, come invece altri spazi come l’anfiteatro fossero mezzi vuoti, perché ovviamente enormi, o come fossero più forniti con appunto microfono senza fili e puntatore.
Si tratta di necessità così basiche per gli speaker di un festival che sinceramente non mi ero nemmeno preoccupata di controllare, ma anche qui si impara, saranno informazioni che chiederò sicuramente, prima del mio prossimo talk!

Gli speaker

Anche se cresciuto notevolmente, il web marketing rappresenta comunque un settore di nicchia in Italia, dove i professionisti-consulenti si conoscono tutti alimentando gelosie, un pochino di arroganza e diffidenza, nel vero senso italiano. Arrivando da Londra, ed avendo gran poco a che fare con il mondo italiano, posso notare come le competenze ed gli obiettivi di lungo termine siano quelli che fanno la differenza, e la “marchetta” se anche c’è, ha vita breve. La bravura e le competenze dovrebbero essere essenziali, ma a volte la volontà di “vendersi” e di “farsi vedere” oscura tutto.
E ciò succede ovunque, non solo in Italia.
Lo scopo di questi eventi dovrebbe essere “l’apprendimento” ma non solo per l’audience, anche per gli speaker. Ieri sera parlavo con una signora di 65 anni che 10 anni fa ha imparato come fare rendering 3D per il suo studio di progettazione e design. Tanti progetti li ha seguiti gratuitamente all’inizio, perché sapeva di dover farsi esperienza, e lavorare gratuitamente in un vero e proprio scambio di competenze iniziale è quello che ti permette di crescere, evolvere e specializzarti.
Con questo approccio dovrebbero arrivare sul palco anche gli speaker di un festival che non ricevono nemmeno un rimborso spese, con un senso di condivisione e di scambio reciproco.
Con umiltà e passione.

Quello che facciamo quando organizziamo Secret Sauce è la ricerca della qualità, tentando di coinvolgere speaker che conosciamo direttamente, sicuri delle esperienze che vengono portate all’evento. Le competenze così  come la passione, l’entusiasmo e l’esperienza sono caratteristiche essenziali per avere uno speaker di qualità.
La marketta non dovrebbe essere alla base di questi eventi e sta all’organizzazione tentare di abbassare quanto più possibile queste possibilità, a scapito della reputazione dell’evento stesso.
Ciò non significa “iniziare a pagare gli speaker per aumentare la qualità” ma migliorare l’organizzazione il più possibile per mantenere alta l’asticella di questo evento e le aspettative del pubblico e far sì che non si perda il focus per allargare l’interesse di quanti vengono a Rimini per imparare “tutto”.  E magari tornare a casa con una gran confusione, invece che con pochi concetti ma chiari.

L’esperienza
work-placement-esperienceNon sto puntando il dito contro nessuno, non è una polemica fine a se stessa, ma una critica costruttiva perché credo che in Italia abbiamo sempre più bisogno di eventi così, dove i professionisti possono condividere le loro strategie e consigli a chi voglia saperne di più, e quindi avere a che fare con un pubblico anche molto eterogeneo (ancora più difficile come aspettative).
Quando torno in patria sono molto felice di condividere le mie esperienze con un pubblico anche molto distante da quello a cui sono abituata, mi piace rischiare ma rendere facilmente comprensibile e applicabile il nostro concetto di online marketing.
Quello che non mi piace di quando mi trovo in Italia è che è molto semplice puntare il dito, scrivere un post su Facebook dove si scaricano le responsabilità o si punta il dito verso qualcun altro.
Ma, non è così che si costruisce un progetto! Solo con un processo, un team, e degli obiettivi si riesce a capire dove si vuole arrivare e come si può migliorare, attraverso nuovi piani e strategie.
Ed il progetto c’è, abbiamo un sacco di potenzialità, una creatività pazzesca e se facessimo un pochino di sistema invece di guardare al nostro collega con l’occhio critico, potremmo alzare l’asticella tutti insieme.
Io mi auguro che ognuno di noi con umiltà e perseveranza capisca che possiamo sviluppare un sistema che funziona, che dove finiscono le competenze di qualcuno iniziano quelle di qualcun altro e che non ha senso puntare il dito, ma invece creare collaborazioni e occasioni di apprendimento continuo per tutti. Sarebbe sicuramente tempo meglio speso❤

Un abbraccione.

Web Marketing Festival 2016 in Italy: what did I learn being a speaker?

After 3.5 years away from Italy, it’s always nice to be back, attending events and meeting people not only working in online marketing. Even if in the past I’ve worked with Italian companies, in the last three years I mainly focused on international projects, that’s why I thought it was time to give it back to the community my passion was born.

My giving-back time has started with a speech at the Web Marketing Festival where I talked about Growth Hacking, having the chance to meet with a lot of people working and interested in marketing.

I was nervous, it was ages I wasn’t having a speech in Italian and wasn’t really sure how people will react. And the organisation of the festival asked me to make my presentation a bit more generic just one week before as it was too specific on tools and tactics. That’s how I am, I thought. But, I agreed to change it.
I tried to enter the room before the first speech. Failed. The room was full.
So, I ended up just waiting for my turn and grabbing some words from the previous speaker.
Green light, it’s my turn. The room was packed, I had a look at my presentation, it was working.
There wasn’t a wifi mic, I had just to stand in front of it on the stage, in front of a computer covering half of my face, I couldn’t move. Panic. The moderator wasn’t doing anything to help.
What should I do? You-just-need-to-breath-and-talk.

learning-motivational-quotesAnd that’s what I did. I didn’t care about the fact people couldn’t really see me. Or the fact that I added too many English words. I just pushed the accelerator and go. I know, sometimes I turned too hard or I asked a silly question and I should have nourished the conversation. You always learn. But if you’re not stepping ahead from your confort zone, you’ll never understand how much you need to steer.
It was fun, got an amazing turnout, a lot of great questions and people met.
But now, it’s time to think. It’s important looking back and understand what I did learn attending the Web Marketing Festival. What can I do to improve myself?

  • Hook the audience & tell your story. I know it’s hard. In my case, extremely hard, as I was feeling completely disconnected with that audience, I didn’t now what they were interested in. But I should have told my personal story, full of memories and hopes.
  • Ask as many questions as you can
    You need to gather information about your audience before starting your speech, so you’re sure you understand their expectations. If you can’t just ask them a lot of information before, for example questions or fun facts. Coming from a country were people don’t really want to know about your story, especially when you talk to small and super specific events, I haven’t thought it was that important. But now, I know it. Especially when you’re in a big festival.
  • Share as many examples as you can
    Practical approaches always win, so better starting with one or two business cases, and then wrapping up to one-two definitions. In my case was a bit too difficult as there aren’t many examples of Growth Hacking strategies apart from social media or online platforms, but probably I’ll add more examples in my next talk. 

    When you learn you always win, you just need to be patient and keep going!

Ho provato UBEReats e no, il taxi non c’entra con la consegna

UBER non è solo ferma al suo servizio super cheap di taxi-on-demand. Dopo gli Stati Uniti ed il Canda, UberEATS arriva a Londra. Ed io ho deciso di provarlo, intanto perchè sono curiosa e poi perchè volevo raccontarvi come fosse l’esperienza. 

Ma analizziamo prima il servizio. Lo scopo, per UBER, è ovviamente quello di allargare la propria offerta, non solo con un cross-selling, ma con una nuova app ed un nuovo servizio, con la possibilità di aumentare notevolmente la propria user-base, che tuttavia non si sposta dal concetto di servizio-on-demand del brand, ma entrando a far parte di un mercato super competitivo, popolato da Deliveroo, Pronto, Take it Easy, JustEAT e molti altri. Una vera e propria estensione di marca, quindi. 


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Così come Amazon che con il servizio FRESH sta entrando nel mercato dei supermercati online, anche UBER sta facendo leverage sulla propria tecnologia per entrare in tutti i settori, non solo quello dei taxi quindi, sviluppando quello che potrebbe essere un ‘UBER for everything‘. 

La coerenza di marca, quindi, è rispettata.
Sarà di successo come quello dei taxi on-demand? Difficile da dire, soprattutto al momento del lancio. 

Sicuramente c’è un beneficio di brand, ma, rispetto ai taxi-on-demand, non si tratta in questo di un first-mover. Anche se a volte i first mover, non sempre portano al successo, vedi ad esempio Myspace. 

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Ma vediamo come funziona, l’ho provato con un amico la settimana scorsa:

– Ho scaricato l’app UberEATS, che, no, non è compresa nella versione orginale. 

– Al momento ci sono 150 ristoranti, sia appartenenti a catene che indipendenti. 

– Funziona solo se abitate in Central London, le aree comprese sono da Hammersmith a Whitechapel, Camden e Southwark. 

– A differenza dei competitor, non ci sono spese di consegna e non c’è un ordine minimo

– La consegna avviene in 30 minuti. Se il vostro ordine costa £20 o meno e impiega più di trenta minuti ad arrivare, UBER ti restituisce £20 come credito da utilizzare per il prossimo ordine. 

– Così come per il servizio di auto, anche con UberEATS si possono valutare i corrieri e il menu dei ristoranti

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Devo dire, che, per il momento ha soddisfatto le mie aspettative. 

Ed in Italia, cosa succederà con Foodora, e Deliveroo?

Acquisition strategies for startups: 5 tips you should follow

Well, I have to say that every time I see someone on LinkedIn positioning himself as a Growth Hacker, I have a smile on my face. Talking lately with a lot of entrepreneurs, in fact, it seems that hiring a Growth Hacker is the key element if you’re working to establish a successful and sustainable startup.
I imagine what people may think: “Amazing, this person will solve all of my problems, driving tons of users, with the cheapest CPC ever, my project will be very successful and I’ll become famous“.
Ok, maybe the last bit is too far, especially if you’re an early stage entrepreneur.
But, I bet there are a lot of people with the same feeling.
engine-of-growth-startups-growth-hackerWe’re used to reading startups stories with incredible growth strategies, creative ideas, getting fantastic results in a relatively short amount of time. But, are those stories the whole picture?
I’ve been involved in a few amazing projects, where, even if the acquisition campaigns and the engine of growth start working and you’re getting results, sometimes you need to be careful. It can stop very quickly and your growth can be unsustainable.

So, before even planning your user acquisition strategy, here a few steps to consider, plan and implement:

1)Include a referral or in-product growth strategies
Even if we’re living the digital revolution, the majority of products are still been sold thanks to the word of mouth. Of course, there are different ways to encourage people to share information with their friends or family but, first of all, they have to love your product and they have to think it will improve other people’s life. Secondly, if you really want to drive growth, you need to set a quantifiable reward: people will struggle to understand how much is a 20% discount on your product if you haven’t released it yet. Meaning: you won’t get very good results in terms of acquisition.
If your product SUCKS, please, please, please improve it before spending a shit amount on paid, PR or earned media. 

extrinsic-intrinsic-motivation-startup-growth-strategies@alessiacameraAnother point I think it’s very important is planning an in-product growth strategy. Is there a way you can add a feature to your product to push your users using it as much as possible? Try to understand the intrinsic motivation users will have while using your product and try to design it in order to create the habit, without them realizing it. At the end, it’s what Zuckerberg has done and still doing with his product.
[If you want to learn more, you should read Hooked by Nir Eyal, I think it’s brilliant!]

2)Is there a way your product can advertise itself?
Do you remember why Steve Jobs decided to put the Apple logo visible to other people on laptops and mobile phones? It’s a way products can advertise themselves, leveraging visibility and curiosity. Simply by using a product, a customer advertises your product to people around them.
Pretty straight forward isn’t it? Start working on it, you’ll realise it’s more complicated than what you think.

3)Use the ACCORD framework to analyze your product and your potential market.  But, be honest.

accord-model-competitive-advantage-startup-growth-strategy@alessiacameraSo, the first thing you should do as the entrepreneur is list as many things as you possibly can that are the relevant advantages of this product or service that you’re bringing to market over the status quo. The greater your relative advantage is, the greater the potential to realise demand.
I don’t think  I’ll have to explain the Compatibility and Complexity. I also already explained Observability in the previous paragraph. The Risk point: can I adopt your product or service without functional risk, without being socially embarrassed and without a financial risk? And the last one: can the product be consumed or used in a relatively low-cost or small unit?

If in the analysis you thick all the 7 boxes, you have an idea on how quick your demand will spread. But be honest, we all know your product is amazing, but you have to sell it, not just convince people around.

4) Have a budget
With tons of new products and services being released every day you simply can’t bootstrap.
Product Hunt, Techcrunch are still tools very important to raise awareness, but they’re not enough anymore. You need to build a proper plan, experimenting until you find the right channel for your audience.

Customer acquisition is too much important for a lot of people in the company to give it a try, you need to build a plan, try all the channels, find the right one and repeat it. And, if part of this plan can be executed without a proper budget when you maximize all your efforts towards your best channel, you’ll need a bit of money to get results and scale it.

5) Focus on the niche and then expand it
Talking with entrepreneurs, too many times I hear: “I want to expand across Europe” even before having launched the product or service in the UK. What’s the difference between dreams and plans?
I also want to become rich, but unless I have a proper plan and feedback from my customers telling me I’m on the right way, well, this is not a SMART goal.
This is a great story for a PR consultant, but when you’re creating a customer acquisition strategy, the goals you should define or have in mind should be numbers, and, especially at the beginning you should focus on one market, understand your customers’ needs, deliver the product and THEN expand it.

SMART-Goals-startup-growht-plans

That’s it, for the moment.
I’ll be talking about Growth Strategies at the Web Marketing Festival in Italy, on the 8th of July.
If you want to share a “piadina” & some web marketing thoughts, let me know!

Un’estate al mareee.. (a lavorare)

L’estate 2016 si presenta densa di novità, perché, cari amici tornerò in Italia per un po’ di tempo ed un paio di collaborazioni.
Dopo infatti aver iniziato a collaborare con Wired Italia (trovate il mio primo articolo qui),  ed avere tenuto un workshop per gli artigiani per il mondo digitale la settimana scorsa a Vicenza, parteciperò infatti al Web Marketing Festival a Rimini con un intervento sui Social media e il Growth Hacking come tecnica per sviluppare il business online e farò un po’ di mentoring qua e là.
E sono molto felice di riprendere i contatti con la realtà italiana!

Molti di voi si chiederanno: ma come, sei matta a rientrare in Italia?
Beh, non rientro ancora in modo definitivo, ma credo sia arrivato il momento di condividere le mie esperienze con il mio pubblico. Che, ovviamente, non è solo quello inglese o internazionale.
Ad un certo punto della carriera di un imprenditore o di un professionista, si sente la necessità di condividere i propri consigli ed esperienze con la community di cui ci si sente parte, ed anche se con Secret Sauce Conference lo facciamo con eventi e workshop, devo dire che non mi basta, visto che mi sento anche parte dell’ecosistema italiano, nel quale ho avuto i primi consigli e le prime esperienze di online marketing.

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Ci sono un sacco di persone che vorrei ringraziare per avermi aiutato a partire ed a capire che l’online marketing era la mia strada, le stesse che hanno aiutato a rispondere ai moltissimi dubbi o quelle che semplicemente mi hanno dato una “pacca sulla spalla”, incoraggiandomi quando non sapevo cosa fare.
Sicuramente ci ho messo anche del mio, esperienza che mi consente oggi di poter lavorare come freelance con un paio startup per alcuni progetti.
Credo ci siano moltissimi professionisti e startup che anche in Italia hanno bisogno di mentoring, consigli e forse anche un po’ di coaching (non preoccupatevi, non è una brutta parola!).
Dopo essere stata al Wired Next Fest ed aver parlato con un po’ di persone, mi sono resa conto di come in Italia tutti parlino di startup ma nessuno abbia veramente idea di come sviluppare il progetto, una volta inquadrato. E credo che le capacità non manchino. Allora, cosa ci ferma? La paura di sbagliare, una mancata visione delle competenze necessarie allo sviluppo del progetto, oppure la mancanza di network?
Vedremo cosa scoprirò!

Sono molto felice di avere il tempo e la possibilità di incontrarvi quest’estate, un po’ di qua e di là. Scrivetemi, ci facciamo uno spritz! Vi lascio con questo video che mi ha messo il mare mood.😉

ps: Fatemi un fischio se venite al Web Marketing Festival, io sono quella che usa le parole difficili nel titolo🙂

 

Artificial intelligence: London is the most important hub in the world

Imagine if you could predict people’s behaviour. Even if just for simple tasks like texting (and adding emojis, a brand new only-beta feature) to your chat. Well, now come back to reality as Swiftkey is already doing it. SwiftKey learns from previous SMS messages and output predictions based on currently input text and what it has learned giving you word suggestions following your writing style.
Swiftkey has been funded in 2008 and bought by Microsoft earlier this year. It’s not the first British AI startup bought by a US Tech giant: Google bought Deepmind a couple of years ago, not only with the need of putting his hands on Deepmind’s technology but also to have access to an incredible pool of talents.

London.AI-Meetup-London-startup-Artificial-intelligence@alessiacamera
Ed Rex from Jukedeck @ London.AI Meetup

If you’re following the startup scene in London, you know that good developers are on the hunt. If your project is around AI, you know that finding good people with that expertise is even more difficult. That’s why there are meetups like London.AI, aiming to create a network of investors, companies, developers, academics. And that’s where I’ve been yesterday evening, attending a panel around creativity and AI.
The panel was super interesting, telling the experience of the co-founder of Prediction.io, a open source machine learning tool aiming to help developers building more intelligent products, such as recommendation or prediction engines (without having to reinvent the wheel) now acquired by Salesforce. If was great hearing from Jonathan from Union Square, a VC investing in creative AI projects (and a lot of other stuff) especially regarding the fact that ideas and networks are still important. And the last one, by Ed Rex, founder of Jukedeck was brilliant (and scary): AI is not just learning to predict our search and our behaviour but is also learning to be creative, using the same process we have in mind when we develop new ideas and produce a final result. Isn’t it scary? Ed is very much convinced about the positive effect this is leading to: much more people open to new stuff and more personalised products. Will be true? I’m sure we’ll continue the conversation.

therapist-computer-robot-worried-about-AISuper fascinating projects, but only a few of all the AI projects in London. And it’s funny, ’cause London (and not the Silicon Valley this time) is becoming the main global hub, not only for London’s startup ecosystem but also thanks to Imperial and UCL offering a trove of talent and ideas.
According to the Guardian this is a growing network of academic excellence which has already attracted some of the world’s brightest minds, all keen to be part of an environment reminiscent of San Francisco’s web startup hub. – This is a scene where everyone knows each other. You can’t help being caught up in the excitement of it,- says Shanahan professor of cognitive robotics at Imperial.

Which are the other AI projects we should give a closer look at in 2016? Here what I liked the most.

  • Magic Pony technology: using AI to expand and create pictures, discovering the finest details and larger patterns. If you don’t see where the application can be, imagine a game or CG movie where textures like that can be generated dynamically, different for every playthrough or character. Chances are that humans would still have to ground-truth these images to fine-tune the algorithms, but it’s a powerful way to implement a feature artists and engineers have been pursuing with varying success for years.
  • Babylon:  an artificially intelligent ‘doctor’ that aims to prevent illnesses before they occur. To do this, the program tracks your daily habits, diagnosis illness based on symptoms and integrating data about heart rate, diet and medical records.
    Babylon is currently in a trial partnership with the National Health Service to test feasibility in making its service available to all UK citizens.
  • Onfido: helping companies to carry out remote background checks using artificial intelligence and machine learning to build the sophistication of its fraud detection over time
  • Seldon: predicts the future actions of consumers of media and e-commerce services across web, mobile and tablet combining behavioural, social, contextual, and first/third party data to increase the relevance of content and product recommendations and ultimately boost engagement and conversion.
  • Rainbird: an artificial intelligence platform that uses existing human and business knowledge to automate knowledge work and deliver smart systems that can transform organisations. The technology is also capable of learning through interaction and from every decision that is made, getting smarter over time with the aim of improving large scale decision-making processes.
  • Telectic: interpreting the Web’s content at scale by creating an automated semantic layer to the Web. The initial objective is to map and discover insights about the professional world by reorganising the Web’s information about people, networks and organisations.

Anything else you would add? Let’s chat

 

Secret Sauce Conference: we smashed it (again). Here what I learned as a co-founder

secret-sauce-team-startup-conference-london-techcity@alessiacamera

When we met the first time aiming to put together Secret Sauce Conference, I had the feeling it was a very good idea. And challenging. And crazy. But if someone had told me about the results we achieved in just 7 months, well, I wouldn’t have believed it.

On Tuesday, we put together the last chapter of Secret Sauce Conference supporting Vincent’s growth hacking talk, while working on our next event, probably the end of June. And it was amazing: more than 800 tickets sold, 400 showing up at WeWork Moorgate, such a massive crowd.

 

How everything started
We founded Secret Sauce Conference in August 2015 to create a no-bullshit conference, for entrepreneurs, startup people gathering speakers willing to share valuable but also practical experience, in an industry, where everyone is dreaming of changing the world (but it’s extremely hard to do it)
Which mistakes should be avoided? What can you do to acquire your first users? How can you achieve a seed round? Those were just some questions we tried to reply with our first one-day event at Google Campus.
The response was massive: more than 600 tickets sold, a full house on the both floors at Google Campus during the day and at the after-party.

Here you can find what we were aiming to achieve with our fist conference.
Here some spontaneous responses by the tech community

Then, we put together the #2, the #3. And after 7 months, I’m happy to share with you what I learned being a co-founder together with Vincent, Silvia, Jordan, Gioia, Laura and Eva.

What I learned
1) Content is king
growth-hacking-secret-sauce-conference@alessicamera
Easy-peasy setting up a conference giving suggestions to entrepreneurs in order to grow their business. Isn’t it? Well, not really. I’ve been to tons of conferences, where the only thing I remember was what I had for lunch. And not because the food was amazing, just because the event was full of bullshit, speakers were more keen to sell their products rather than really sharing their insights and people didn’t care about talking or networking.
I think the core business of conferences is speakers + topics, so you need to work on a winning combination.
If you’re working in a startup, it’s very important, as normally startup teams & founders don’t want to waste time on something they’re not sure it will be worth.
Also, startups are much more interested in having practical examples rather than tons of theoretical experience or very big names: if I’m launching a digital product my main goal is reaching my potential customers, increase the registrations and activate them (branding campaigns, what are them??).

2) Create a fun experience!
Vincent is a character and it wasn’t really difficult making Secret Sauce as funniest as possible. We wanted to create an experience for people to learn, but who said that learning or attending conferences  is boring?
As a lot of startup environments in the tech city are playful and fun, we also wanted to be fun. We got the chef hats, provided the wristbands, and some other cool stuff. We put on a lot of enthusiasm, making Secret Sauce very relaxed and enjoyable.
We didn’t want people going out thinking it was a boring one.
Positive and fun experience are more likely to be remembered, did you know it?

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3) You don’t need to hire a PR agency: understand your audience and reach out
To make it successful, we put into practice a lot of tips and growth hacks Vincent is sharing during his talks. So, don’t write press releases, tell your story. Use social media to reach to people directly.
Ask people to invite their friends over. Make it sound like a party rather than a conference.
Make it exclusive, people will love having the chance of attending an exclusive event designed to reply to their particular questions. Understand your audience and share what people are looking for.
If you’re working well on the first two points, well, the word of mouth will do the rest.

 

I think that’s it, if you want to join our team for the next Secret Sauce, let us know!
And clear your calendar for our next event in London in June. Secret Sauce is coming!